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domenica 23 marzo 2014

la profezia di Keynes

Keynes nel 1919 scrisse: «Se diamo per scontata la convinzione che la Germania debba esser tenuta in miseria, i suoi figli rimanere nella fame e nell’indigenza [...], se miriamo deliberatamente all’umiliazione dell’Europa centrale, oso farmi profeta, la vendetta non tarderà». (fonte http://keynesblog.com/2013/10/10/il-nome-della-vendetta/)


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PIIGS, austerity e poverta' (fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/crisi-caritas-austerita-non-sta-funzionando-giovani-e-bambini-a-rischio-poverta/500259/)


Irlanda e indigenza (fonte http://economia.panorama.it/the-99/Irlanda-nell-isola-verde-e-emergenza-poverta)


Grecia: disoccupazione e poverta' (fonte http://it.euronews.com/2014/02/13/grecia-disoccupazione-al-28-per-cento-e-allarme-poverta/)


Italia: piu' poveri, meno welfare (fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/04/crisi-italia-ferita-dall-austerity-piu-poveri-meno-welfare-pil-non-sale/615586/)


Spagna, poveri raddoppiati, e un bambino su tre (fonte http://www.vita.it/welfare/poverta/spagna-poveri-assoluti-raddoppiati-in-cinque-anni.html)


Portogallo: FMI promuove i conti ma c'e' miseria (fonte http://www.vita.it/welfare/poverta/spagna-poveri-assoluti-raddoppiati-in-cinque-anni.html)


Polonia, troppo debito, lo Stato confisca i fondi pensione (fonte http://www.zerohedge.com/news/2013-09-06/poland-confiscates-half-private-pension-funds-cut-sovereign-debt-load)


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Quale sara' la "vendetta" dei nostri tempi?

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domenica 22 settembre 2013

Storia: la chiamavano crisi

Nessuno può sapere come la storia narrerà questo periodo ma quanto accade sembra dare adito al fatto che non è vero che ci troviamo in una crisi, ma di fronte ad un cambiamento di modello economico. Infatti se la crisi è un periodo difficile, ciclico, in realtà quanto accade ha poco il sapore di ciclico e molto il sapore di definitivo.
Ritornare ai livelli di benessere del periodo ante 2008 sembra impresa lunga in termini di anni, come recentemente afferma uno studio di Confindustria.
L'industria nel nostro Paese sta scomparendo, in parte abbiamo aziende che falliscono, in parte aziende che delocalizzano, in parte aziende che vengono vendute a stranieri che spesso riducono il personale e cambiano le condizioni contrattuali di lavoro, in peggio per i lavoratori. Il nord-est e i molti distretti industriali italiani si stanno desertificando.
Seppur per varie alchimie finanziarie dovessimo uscire dalla recessione , un ipotetico Pil a +0,2 potrebbe non andare a braccetto con l'aumento di posti di lavoro locali, in Italia, ed i posti di lavoro sono fondamentali per vivere, per curarsi, per consumare.
Aziende che pur vanno bene approfittano di questa merce rara che è il lavoro per proporre nuove forme contrattuali , abbassare i salari e in parte diminuire una serie di conquiste in termini di diritti, fatte dai nostri padri.
La demografia non ci aiuta e questa stessa sarà motivo dei prossimi problemi tedeschi nel giro di qualche anno.

- La globalizzazione cambia l'assetto economico,
- La guerra nascosta fra dollaro americano ed euro ha permesso agli Usa di cambiare l'attenzione dalla crisi del petroldollaro alla crisi dell'euro,
- Le banche hanno scaricato i loro debiti sui contribuenti europei,
- Alcune lobby approfittano e contribuiscono alla debolezza di alcuni Stati fra cui l'Italia per fare shopping sugli asset strategici di quel Paese (energia, turismo, trasporti per esempio)

Siamo in una guerra economica, valutaria, globale.

Il modello economico sta cambiando ma non ha ancora una pelle definita. Ma è il modello economico che sta cambiando, non è una crisi passeggera. La storia ci dirà se questo è vero o no.

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lunedì 8 ottobre 2012

Taxless world (un mondo senza tasse)

I'm a Romney girl, in a Romney world. Life is taxless. It's fantastic. Silver tip your hair, tax shelters everywhere, Outsource nation ...

Questa è una canzoncina che gira in Usa. In questo periodo di austerity unita ad una crescita economica su base Pil che non è entusiasmante (e in certe nazioni è recessione) ecco che la politica può cogliere un "sentiment" popolare di disaffezione verso la tassazione.
La politica ha le sue regole, è chiaro che oggi più di ieri i programmi e le promesse elettorali si basano su quanto ci si vuol sentir dire, naturalmente con una giusta dose per evitare eccessi utopici, ai quali comunque non poche persone potrebbero credere.
La questione in termini seri, non propagandistici è invece capire se un mondo senza tasse è realizzabile o no.
Vista da un punto di vista economico-finanziario, specie se si riflette sul settore aziendale, si può considerare la teoria Modigliani-Miller.
Franco Modigliani e Merton Miller, due professori del Massachusetts Institute of Technology pubblicarono nella American Economic Review nel giugno 1958 un articolo intitolato The Cost of Capital, Finance Corporation e la teoria degli investimenti. Nel 1963, adattano questo teorema, integrando il concetto di tassazione delle imprese. In questo quadro, mostrano che il valore economico dei beni del debito dell'azienda è pari al valore economico del patrimonio di una società senza debito più il valore attuale dei risparmi fiscali legati la deducibilità fiscale degli interessi sul debito.Nel 1977, Merton Miller ha pubblicato un nuovo articolo che include questa volta, non solo il concetto di tassazione delle imprese, ma la tassazione dei singoli investitori nel ragionamento. In questo contesto, l'Economist indica che l'inclusione di questi due sistemi fiscali può portare alle stesse conclusioni di quelle prodotte nel 1958, che il modo di finanziare un'attività economica tra debito e capitale non ha alcuna influenza sul valore economico del bene.
Sia lato azienda, sia lato privati già oggi esistono realtà dove la tassazione è inesistente, fra esse cito l'isola di S.Batolomeo.L 'isola francese di Saint-Barthélemy, "l'isola dei miliardari" (come viene chiamata da americani ricchi ) ha abitanti che non  pagano l'imposta sul reddito, d'impresa così come tutte le imposte dirette locali (ICI, tassa sull'abitazione, tassa professionale).Scoperta nel 1493 da Cristoforo Colombo, occupata dai francesi nel 1648, l'isola è stata organizzata intorno alla pesca e all'agricoltura di sussistenza. Ceduta da Luigi XVI al trono di Svezia nel 1785, fu ceduta alla Francia nel 1877 dal re Oscar II (previo parere favorevole di "St. Barths"). San Bartolomeo poi tornò a un'economia di carenza e una struttura di comunità chiusa e altamente endogamica.Le esenzioni fiscali di cui godono a Saint-Barthélemy è così spiegata da un secolo (1850-1950 circa) di problemi cui l'isola tenta di risolverli. Queste sono le circostanze storiche che motivano anche il rifiuto degli isolani pagare imposte dirette e la loro esenzione ufficiale della maggior parte delle imposte indirette, anche se Saint-Barthélemy beneficia anche di equalizzazione effettuata sul prodotto queste tasse, siano essi regionali di compensazione, nel caso di dazi di mare o nazionali (fondi compensazione dell'IVA) . Nel 1957, David Rockefeller atterrato a Saint-Barthélemy ha comprato a 27 ettari di proprietà per poche migliaia di dollari, e ha portato nella sua scia i suoi vicini di Park Avenue e altri quartieri di lusso. Questi arrivi sono stati l'evento scatenante della graduale trasformazione dell'isola in sito eccezionale, che fornisce al turista un ambiente familiare e riservato in alta stagione, e un elevato grado di sicurezza. Il prezzo elevato di una seconda casa o di un soggiorno in un luogo così come la mancanza di accesso per via aerea (l'atterraggio è possibile solo per i dispositivi di piccole dimensioni) può quindi catturare la clientela di alto livello , ansiosa di preservare la riservatezza.Le antiche famiglie della costa orientale degli Stati Uniti, sono stati raggiunti da molti dei loro cugini europei e gli amici, così come dai magnati della nuova economia globale.

Oggi una o più realtà con poche o senza tasse è utile per il dumping fiscale: i capitali non tassati restano a me, che però vivo di fatto in un mondo dove ho più servizi rispetto a quelli di un'isolotto del Pacifico. Quindi usufruisco di strade, luce pubblica, difesa militare, nonchè di taluni servizi di welfare (dico "taluni" perchè in alcuni Paesi non sono che garantite le cure base e perchè in ogni caso avendo più disponibilità economica posso anche andare a pagare il settore privato sia per istruzione che per sanità) non versando il mio contributo , ma anzi, in tal caso facendo aumentare il contributo di chi già versa.
Se questo fenomeno fosse riportato a livello globale cosa accadrebbe? 
I liberisti del secolo scorso ci hanno prospettato un mondo che si autoregola. Probabilmente potrebbe avvenire in un circuito chiuso ,ma in un circuito di globalizzazione, di differenza fiscali, economiche, legislative e con l'apertura dei mercati (e anche della possibilità di spostare la sede della mia azienda laddove pago meno tasse, anche legalmente) un simile scenario potrebbe essere difficile da realizzare. E in uno scenario di globalizzazione abbiamo già sperimentato che le distorsioni possono essere molteplici, e questo ha innescato le ondate speculative che hanno portato ad una crisi che è partita dalla finanza ed è entrata nell'economia reale , specie nel mercato del lavoro. Se ai tempi del protezionismo si diceva di comprare italiano o francese, o americano, oggi il "made in" spesso è svuotato dal concetto di "lavorato totalmente". Posso avere un 70% di semilavorati in Cina e poi il 30% di finitura in Italia per mettere il "made in Italy". Se compro quel prodotto avro' dato un contributo al lavoro in Cina più che al lavoro in Italia. E un sistema economico che non punta alla piena occupazione ma anzi che ha alta disoccupazione è un sistema economico che presenta problemi. 
Lo stesso discorso vale per le tasse: se pago le tasse ed ho la percezione di avere servizi buoni, avrò motivazione nel farlo, ma se pago tasse per avere meno servizi in quanto devo ripagare un debito pregresso, causato da una errata gestione del debito pubblico (errata perchè se lo Stato spende ma i servizi sono sempre meno e di minor qualità e non cresce il Pil significa che non sto investendo o spendendo per il welfare ma sto sprecando), allora ecco che il malessere arriva.
Ciò che nessun politico osa dire è che il debito di uno Stato è il debito dei suoi cittadini fiscalmente residenti: ad essi arriva il conto da pagare. O non si paga e si fà default , con tutte le conseguenze annesse per lo Stato e per i cittadini per diversi anni, oppure si ripaga ma a questo punto ci vorrebbe una rivoluzione culturale che cambi la classe dirigente e la mentalità dominante che ha mal gestito, che si crei un senso civico, un interessamento popolare alla "cosa pubblica", che si utilizzino gli strumenti moderni per una effettiva trasparenza, che si dia spazio alla meritocrazia e ai nuovi indici economici di benessere che integrino le limitazioni del solo Pil.
La MMT sostiene che la tassazione non svolge il ruolo di finanziare la spesa pubblica, bensì di rendere effettivo il controllo dello Stato sulla moneta, sulla quantità di massa monetaria circolante e sulla velocità di circolazione della moneta. Potendo così lo stato emettere la propria moneta a volontà, la Teoria Monetaria Moderna sostiene che il livello di tassazione, in specie rispetto alla spesa pubblica, è primariamente non un mezzo di finanziamento delle attività della cosa pubblica bensì uno strumento politico che di fatto regola l'inflazione e la disoccupazione. 

Gli Usa hanno certamente molto meno welfare di noi europei, eppure vi lascio con una dichiarazione di Stiglitz riferendosi proprio ad una ipotesi di società non o meno tassata:
 
"Le tasse di Mitt Romney non sono un problema di Mitt Romney. Né un problema degli americani. “Sono un problema di tutti”, avverte il Premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz. Il commento ha fatto il giro del web: “Uno fra i temi caldi del dibattito delle Presidenziali riguarda il ruolo dello stato e la pressione fiscale. Il punto è che il settore privato, per quanto centrale in un’economia moderna, non può assicurarsi il successo da solo”.
Non si tratta solo di una questione di regolamentazioni: “Le economie moderne sono fondate sull’innovazione tecnologica che, a sua volta, presuppone il finanziamento pubblico di alcune ricerche di base”, osserva l’economista. Se si dovesse contare solo sui fondi delle imprese private, mancherebbe un tassello fondamentale: “I politici conservatori sottostimano l’importanza delle infrastrutture pubbliche nel campo dell’istruzione, della tecnologia e dei servizi. Ma le economie dei governi che forniscono questi servizi hanno performance migliori di quelli che non li mettono a disposizione”, aggiunge l’esperto.
Il punto dunque è che se un cittadino paga il 15% di quello che dichiara (Stiglitz sottolinea la differenza con quello che guadagna), non è sufficiente per finanziare le infrastrutture. Così, mentre gli americani iniziano a dubitare dell’equità del loro sistema economico e soprattutto fiscale, lo sfidante di Obama ha un altro problema: “Romney non riconosce che un sistema che tassa la speculazione a percentuali inferiori di quelle applicate al duro lavoro distorce l’economia”.
Secondo Stiglitz, infatti, la maggior parte dei soldi che le persone che stanno al vertice fanno sono rendite e derivano non da un aumento della torta economica, ma dal portare a casa fette più larghe della torta esistente. E tutto questo avviene mentre il rapporto che lega l’ineguaglianza all’instabilità e alla debolezza economica sta diventando sempre più noto: “Oggi, la debolezza della domanda aggreggata affligge la quasi totalità dei Paesi più avanzati e porta con sè alta disoccupazione, bassi salari, diseguaglianza e, per chiudere il cerchio, limitati consumi”, scrive l’economista.
Conclusione: “Romney che ha dichiarato di aver pagato “fino al 13% negli ultimi dieci anni” può anche non essere un evasore. Ma considerato che il massimo livello di imposizione fiscale negli Stati Uniti raggiunge il 35%, il suo 13% fa di lui un elusore. E quindi, il problema non è solo Romney, perchè questo livello di elusione rende difficile sostenere quei servizi pubblici senza i quali una nazione moderna non può prosperare”. " (http://mondo.panorama.it/elezioni-usa-2012/Romney-tasse)

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lunedì 17 settembre 2012

Critica al PIL e nuovi indicatori di benessere

Ci troviamo in una fase storica di cambiamento. Non sembra ma ci siamo. Nemmeno negli anni 30 sembrava. La differenza è che negli anni 30 in Europa si sono avviate politiche economiche sotto, spesso, dittature, mentre in Usa venne dichiaratamente cambiata marcia col new deal.
Oggi, in periodo di democrazia politica (anche se di fatto chi ha più peso in UE sono i Paesi economicamente più forti e perchè certe lobbies hanno un peso notevole nella scelta di talune decisioni) non è tecnicamente possibile che sia una sola persona a decidere imponendosi con la forza, e quindi il percorso è più lento, ma dei cambiamenti già ci sono sia come impostazione istituzionale europea e penso al Trattato di Lisbona, sia con accordi post come l'Euro Plus e, last but non least, il fondo cosidetto "salva-Stati", dicitura orribile ma che riporto perchè è ormai nel linguaggio corrente giornalistico.
Il sistema attuale economico finanziario ha dimostrato i suoi limiti, le sue falle, e cio' unito al dumping fiscale e alla globalizzazione finanziaria ha fatto il resto. Si è costruito un gran castello di carta, si è fatto credere che esistesse veramente e che fosse solido (non imposrta che una cosa sia vera, basta che si creda che sia tale per l'opinione pubblica) ed ora puff, improvvisamente tutti si sono accorti che il re è nudo, mentre prima guai osare dirlo.
In questo scenario il più forte è chi ha un pil elevato. Avere un debito elevato può essere supportato solo da un Pil elevato. Del resto anche per mia esperienza di ex bancaria, il problema del credito non era l'importo del mutuo concesso bensi' se la persona fosse in grado di fornire garanzie e un buono stipendio tale da non lasciare ombra di dubbio o quasi sul rimborso del credito.
Per avere Pil elevato si parla di crescita, e qui ci si ferma. Non si cresce più (salvo il debito che, almeno in Italia cresce eccome) e non si sà come fare, o meglio, secondo le teorie keynesiane per crescere si deve spendere, ma uno Stato già indebitato e con vincoli di rispetto di certi parametri europei non può permettersi di spendere. Non siamo più ai giorni del piano Marshall insomma, e quindi resta il dilemma della crescita.
Ma la crescita cos'è davvero? Tecnicamente il Pil è basato sullo flusso di scambio di beni e servizi, espressi monetariamente.Ma si può produrre sempre di più? Faccio un esempio per chiarire: se la mia azienda di auto produceva 100 auto negli anni 60 e oggi 1000, potrà produrne sempre di più, per esempio 1500? La risposta è: si se c'è domanda. Il problema è che oggi abbiamo una domanda attenta, e già famiglie di quattro persone con quattro auto. Certo se il mercato occidentale è saturo proverò con quello asiatico, ma dovrò produrre a meno, auto meno tecnologiche per una domanda meno esigente ed in certi casi diminuire i miei margini. Ma se io avevo bilanci stratosferici prima , poi mi vedo dei bilanci ridotti, e di conseguenza la banca mi farà quanche problemino, perchè prendo a prestito senza sufficienti garanzie. 
Ora, quello del mercato delle auto è un mercato particolare, ma è solo un piccolo esempio concreto per fare capire cosa sta succedendo in molte imprese: il mercato è saturo. Ma un mercato che oggi è saturo di un bene puo' essere vergine per un altro bene o servizio.
La cosa interessante può anche essere quella di chiedersi, alla fine della nostra giornata lavorativa, se siamo soddisfatti della nostra qualità di vita. Perchè uno stile di vita dedicato toalmente al lavoro, che possa anche accrescere il Pil, mi permetterà di vivere meglio? In breve: staremo meglio se il Pil aumenterà di un punto percentuale? E' davvero il Pil l'indicatore del benessere di uno Stato?
La critica al Pil è argomento dei recenti anni si molte discussioni e di diverse tesi di dottorato di ricerca.
Per farvi intendere che è argomento ampiamente preso in considerazione vi dirò subito che economisti premi Nobel come Stiglitz ne parla chiaramente e nel suo Rapporto che propone una vera e propria rivoluzione nei criteri della sostenibilità, dell’economia, del benessere e apre una breccia nella cittadella del pensiero tradizionale dello sviluppo, bloccato sul valore dei beni e servizi prodotti e commercializzati. La crisi non è solo economica e finanziaria e rischia di sottrarre prospettiva proprio ai paesi ricchi che, nella maturità dello sviluppo, hanno affidato la funzione espansiva al consumo, supponendolo traente rispetto agli altri dati del benessere e della coesione sociale. Il flusso delle merci, ormai al limite, non potrà più essere protagonista dello sviluppo. La crescita economica dei ceti medi e popolari si sposterà nei grandi paesi asiatici e in altre zone dinamiche del mondo. L’ Europa in particolare dovrà valorizzare altri stock attingendo alle sue tradizioni culturali e alle sue capacità programmatorie e di rapporto tra istituzioni, economia e imprese.
In sostanza il benessere di una società non è data solo dal consumo, ma dalla qualità della vita.
Lo capiamo bene quando lavoriamo molto, guadagnamo per vivere , ma non abbiamo più tempo per la famiglia, e non riusciamo a vivere con una certa serenità, per esempio a causa dei continui costi o perchè non riusciamo a mantenere lo stesso tenore di vita pur facendo enormi sacrifici. 
Non credo sia possibile eliminare il Pil ma certamente esso può essere integrato da altri indicatori.
Uno di questi è l'Isew: l' indice di benessere economico sostenibile (in inglese: Index of Sustainable Economic Welfare o ISEW) overo un indicatore economico alternativo al Pil. Piuttosto che sommare semplicemente tutte le spese come nel Pil, le spese per il consumo sono corrette tenendo conto di altri fattori come la distribuzione del reddito, il deperimento delle risorse naturali e le perdite economiche dovute al degradamento dell’ambiente; si valorizza, invece, il tempo libero inserendo un suo valore economico e un’approssimazione del valore del lavoro domestico non pagato. Le spese per la ricerca e lo sviluppo, per l’istruzione e per la sanità non contribuiscono alla formazione sono parte integrante del consumo. Genuine Progress Indicator.

Questa in sintesi la formula dell'ISEW:

ISEW = consumo personale
+ spesa pubblica non-defensive
- spesa privata defensive
+ formazione del capitale
+ servizi da lavoro domestico
- costi di degrado ambientale
- deprezzamento del capitale naturale


Sto bene se ho naturalmente un lavoro, ma anche del tempo libero, se mi curo bene in strutture buone, se mi istruisco , se nel mio territorio c'è una attenzione al degrado ambientale sia inteso come tutela del territorio dalla cementificazione forsennata sia come tutela dall'inquinamento, se il mio Paese evolve con ricerca innovativa, ecc
Secondo Stiglitz  ci sono ampi margini di lavoro in tali settori, ai servizi alla persona, alla cultura, al recupero patrimoniale dei nostri borghi storici e alla tutela del territorio, ecc. 

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venerdì 9 dicembre 2011

Roubini chiama Italia: tagliate il debito (btp & Co.) del 25%

Mr Doom, ha fatto la sua analisi. Per l'Italia è preferibile una ristrutturazione ordinata adesso che una caotica in un secondo momento.
Anzitutto egli considera scontata una ristrutturazione del debito, cosa che è tabù parlarne in Italia. E del resto echeggiano ancora nella sottoscritta le parole ai vari talk show tv di politici e dirigenti che sostenevano che la crisi era in altri Paesi e poi di fronte alla crisi dicevano che comunque noi non eravamo come la Spagna e la Grecia. Non, in effetti non lo siamo come struttura economica e come fondamentali, ma siamo in recessione (la foto la farà prossimamente qualche statistica ufficiale) quindi non solo non cresciamo ma arretriamo, e ciò che è peggio in questo quadro è che abbiamo un enorme debito pubblico.
Aggiungo a ciò che tale debito è in buona parte detenuto fuori confine. Infatti anche il Giappone cresce poco ed è fortemente indebitato, più dell'Italia, ma la maggior parte del suo debito è detenuto da giapponesi e quindi non è soggetto a speculazioni sul mercato.
Roubini sostiene che dovremmo diminuire il nostro debito pubblico di 500 mld di euro, andando a circo 1500 mld di euro di debito.
Per fare questo propone una decurtazione del 25% del debito (btp e altri bond statali), ovvero ho comprato un bpt a 100, me ne danno 75 e lo Stato è salvo.
In alternativa dice che si potrebbe allungare la scadenza e diminuire la cedola, di modo da arrivare alla decurtazione del 25% ma in molti più anni (20-30) cosa che andrebbe bene per assicurazioni e banche, meno bene per i privati vista la durata molto lunga per riavere nemmeno tutto ma solo il 75% del capitale.
Difficilmente credo che l'attuale governo possa proporre un haircut, però se dovesse intervenire un prestito del FMI allora ci troveremmo di fronte ad una politica monetaria decisa in gran parte dal Fondo, e vedendo ciò che è avvenuto in Grecia non c'è da stare tranquilli.
Attenzione perchè in Grecia l'haircut è stato fatto su base privata, quindi non è lo Stato che ha dichiarato ufficialmente la ristrutturazione. Cambia moltissimo nella sostanza, è un default senza la dichiarazione di default.

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domenica 20 novembre 2011

Le 4 aree dello sviluppo sostenibile

Questo blog si chiama 4eco21. Il motivo: "4" come le quattro aree della teoria dello sviluppo sostenibile; "eco" come "economia" ma anche "ecologia"; "21" riprende il numero dell'"agenda 21" delle politiche comunitarie in tema di sviluppo sostenibile.

Vediamo quali sono dunque le 4 aree dello sviluppo sostenibile:


  • Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione.
  • Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e genere.
  • Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali.
  • Sostenibilità istituzionale: intesa come capacità di assicurare condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, giustizia.
L'area risultante dall'intersezione delle quattro componenti, coincide idealmente con lo sviluppo sostenibile.

File:Sostenibilità Dimensioni.jpg

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venerdì 4 novembre 2011

Solare: la fisica quantistica nella fotosintesi per produrre energia. Il progetto Quenthrel

Replicare artificialmente il meccanismo della fotosintesi per produrre energia  e rendere più efficaci i pannelli fotovoltaici: è un’idea da un milione e mezzo di euro per il Consiglio europeo della Ricerca.
Il progetto QUENTHREL,“Quantum-coherent drive of energy transfer along helical structures by polarized light”, ideato da una giovane ricercatrice veneta,  Elisabetta Collini del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università degli Studi di Padova, è stato infatti finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca attraverso uno “Starting Grants”.
Se la fotosintesi è il modo più efficiente selezionato dalla natura per trasformare l’energia solare in energia chimica, fino ad oggi gli studi scientifici non sono ancora riusciti a scoprire nel dettaglio tutti i meccanismi che regolano questa trasformazione. Ma la Collini, che grazie al finanziamento potrà contare sulla collaborazione di un team composto da altri 4 giovani ricercatori e su un laboratorio, è determinata a svelare i segreti della natura e determinare il ruolo che proprietà singolari come quelle associate alla coerenza quantistica, introdotte nella fisica moderna dalle teorie dei quanti, giocano nel processo della fotosintesi. Le conoscenze fondamentali che deriveranno da queste ricerche potrebbero avere ricadute positive nel campo dello sviluppo del solare per le energie rinnovabili, dando vita a tecnologie più efficaci ed efficienti.
 “L’idea del progetto è maturata nei due anni di post dottorato che ho trascorso alla University of Toronto in Canada -dice Elisabetta Collini- dove partecipavo a progetti sulla trasformazione dell’energia. L’intuizione che sta alla base della futura ricerca padovana è quella di utilizzare delle molecole artificiali che imitano, il più fedelmente possibile, i processi della fotosintesi che troviamo in natura”.

Questo tipo di ricerca, pur essendo di base, ha però fortissime ricadute immediate in molti campi -conclude la ricercatrice- primo tra tutti quello del fotovoltaico e delle energie rinnovabili, perché punta a scoprire il meccanismo originario, e quindi replicabile, alla base dell’efficienza della fotosintesi nel trasformare l’energia solare in energia chimica”.

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